Matilde e Celeste Pirazzini al Liceo Artistico di Ravenna-panoramica

Canti popolari della guerra al Liceo Artistico con le sorelle Pirazzini di Castiglione di Ravenna

Venerdì 30 Gennaio 2015, nell’Aula Magna del Liceo Artistico di Ravenna, Matilde e Celeste Pirazzini di Castiglione di Ravenna si sono esibite, per la prima volta con brani per voce e pianoforte, in alcuni canti popolari sul tema della guerra per non dimenticare gli abbandoni e le partenze ai quali furono costretti i soldati chiamati a combattere. Le due sorelle di Castiglione di Ravenna, da tempo impegnate anche nella salvaguardia del Teatro del loro paese, hanno proposto agli allievi del Liceo alcune canzoni del loro repertorio come Canzone tra le guerre di Antonella Ruggiero e Addio mia bella addio, Il regalo più grande di Tiziano Ferro, All of me nella versione di John Legend, I will always love you di Whitney Houston. In particolare come approfondimento del tema della shoa, Celeste ha letto la Lettera di un padre alla figlia con accompagnamento musicale di note tratte da Notturno di Chopin.

Cara Erika,

quando penso a te, ti vedo davanti a me nel chiaro sole estivo, così come ti ho visto nelle nodstre innumerabili gite. Cara bambina, fiorirà per te ancora tanta felicità.

Non avere nostalgia del passato. Ciò che era non tornerà mai più. Guardare indietro non ha scopo e non fa che penalizzare le tue forze. “Guardare in alto, spingersi avanti…” Fa’ sempre ciò che ritieni giusto, non ti lasciar persuadere contro la tua profonda convinzione a compiere degli atti che ritieni sbagliati.

Fa’ sempre subito ciò che ritieni necessario, senza esitazioni, non rimandare nulla. Ogni esitazione si sconta. Sii sempre con i tuoi pensieri nel presente, non perderti nei sogni. Per quanto utile e preziosa sia la fantasia, l’averne troppo significa essere ostacolati nella realtà dei propri pensieri, essere condotti in un vicolo cieco. Cara, cara gobbetta! Il senso della vita è “vivere”. Vivere il meglio possibile. L’ulteriore significato devi darlo tu stessa alla tua vita. Credimi: chi vive solo per sé, chi solo per sé cerca la felicità, non vive bene e nemmeno felice. L’uomo ha bisogno di qualcosa che sia superiore alla cornice del proprio io, dico di più, che sia sopra al suo stesso io. “Noi” è di più che “io”.

Quando ti accorgi di aver fatto un torto a qualcuno, non ti vergognare di fare di tutto per porvi rimedio. Vedi, ecco cosa ne viene: essere sempre pronti a imparare, a riconoscere i propi errori e, ciò che è ancor più importante, a combatterli!

Dunque, sii forte, non disperare, sopporta con coraggio l’inevitabile e non dimenticarti del tuo caro, caro sorriso. Ti saluta, ti bacia e ti stringe al cuore con tutto il suo amore.

Il tuo papà Rubi

Le due cantanti hanno voluto concludere l’appuntamento con una dedica agli allievi del Liceo letta da Celeste con sottofondo musicale di Memory nella versione di Barbra Streisand.

LA MUSICA, COMPAGNA SPECIALE

Vorrei dirvi cosa è per me la musica, ma non trovo le parole. Vorrei raccontarvi cosa provo nel fare musica, nel suonare uno strumento, nel cantare insieme a mia sorella, non c’è spazio sufficiente. Vorrei coinvolgervi nel progetto di ripristinare un antico Teatro nel mio paesino, non so se riusciremo. Il concetto di musica è ampio, come un oceano sconfinato, un mare in tempesta che sa sempre riportarti a riva, dopo aver cavalcato le onde più alte, essere sprofondati negli abissi più bui. Nella musica ritrovo sempre Luce. Nella musica non ci sono cose cattive, poiché la cattiveria, la disonestà, l’avarizia, l’arroganza, svaniscono. Non c’è posto per queste brutte cose. Chi fa musica lo sa. Per fare musica il cuore deve rimanere pulito, per pulire anche quelli più malati. La musica guarisce, istruisce, diffonde, ispira, unisce. E quanto bisogno c’è di questo! Oggi ritorniamo qui da voi per testimoniare una sensazione, per trasmettere un messaggio. Per ricordare di rispettare chi è lontano da te, dal tuo mondo. La musica è lo strumento migliore, infallibile per conoscere, per rendersi conto di quanto siamo piccoli, di quanta meraviglia si nasconde nella ripetitività, nella fatica, nella delusione di una prova andata male, nel rimprovero di un maestro. La musica in quanto arte ti spinge a fare meglio, a metterti in discussione, a produrre il tuo personalissimo suono. Un colore. E ogni sfumatura aiuta l’universo a rimanere in vita. Profumato.

Celeste e Matilde Pirazzini

I ragazzi, contagiati dall’entuasiasmo delle due interpreti, hanno risposto con calorosi applausi ai quali è seguito l’ultimissimo brano di Billie Holiday, Don’t Explain.

Il Dirigente prof. Landi ha salutato e ringraziato le sorelle Pirazzini per la loro disponibilità esprimendo piena solidarietà verso la salvaguardia del teatro con un progetto che ne proponga la sistemazione e la messa a norma perché torni ad essere un luogo di socialità come era nella volontà di quanti l’hanno edificato e curato. Il Liceo si impegnerà per attirare l’attenzione dell’Assessore provinciale alla Cultura Paolo Valenti con un progetto di cooperazione ad hoc che passa attraverso l’idea “adotta un monumento” per studiare un piano di fattibilità per ridare vita a un bene culturale di valore non solo simbolico.

Teatro Castiglione

L’edificio del teatro sorse nel 1911, come Casa Repubblicana, su un terreno del Conte Carlo Rasponi acquistato con il contributo della Società Democratica PENSIERO E AZIONE reperito dai simpatizzanti dell’allora Circolo giovanile CICERUACCHIO, gli stessi che, con la loro manodopera gratuita ne curarono l’edificazione, alle dipendenze della Cooperativa Muratori di Ravenna. Nel suo periodo di massimo splendore, il teatro, era qualcosa di stupefacente, curato nei minimi dettagli su indicazione del Prof. Buscaroli di Firenze e del Prof. Enrico Tabanelli dell’ORCHESTRA DELLA SCALA di Milano, entrambi ferventi mazziniani. L’attività teatrale che vi si svolgeva consisteva in recite, commedie dialettali, operette, opere liriche con noti cantanti come la rande Lina Pagliughi. Caduto in disuso per le parziali distruzioni dovute agli eventi bellici, del bel teatro rimane solo una piccola parte della galleria, il loggione e il palcoscenico sopra al quale campeggia ancora un bell’affresco del Grande Mazzini.

Sicuramente l’impegno è grande, ma, come dice Cristina Muti: anche il RavennaFestival ha dovuto buttar giù tanti portoni a calci. Bisogna crederci, essere tenaci e avere speranza. e come ha detto Lina Sastri: per questo teatro ci vuole un’idea.